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Castel Mani

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Le prime notizie di Castel Mani risalgono all’inizio del XIII secolo. Edificato a 800 m di quota, in posizione strategica sopra il piccolo abitato di San Lorenzo in Banale, controllava tutta la zona circostante, crocevia da dove si diramavano le strade che giungevano nelle Giudicarie, in Val di Non e nella Valle dell’Adige. Feudo vescovile concesso dapprima agli Arco e più tardi ai Lodron, Castel Mani viene sempre considerato una fortificazione di grande efficacia difensiva, tanto che due principi vescovi vi si rifugiano in momenti di particolare pericolo: Enrico II nel 1289 e Giorgio I nel 1418. Nel corso del XV secolo passa sotto il controllo della Chiesa di Trento; nella seconda metà del secolo, per volere del vescovo Giovanni Hinderbach, viene interessato da alcuni interventi di restauro e, nel secolo successivo, Bernardo Clesio commissiona ulteriori lavori d’ampliamento e di fortificazione per far fronte alla minaccia rappresentata dalle rivolte contadine del 1525. Fino alla secolarizzazione del principato vescovile di Trento, avvenuta nel 1801, il castello è sede di capitani vescovili e di un discreto contingente di soldati. Durante le invasioni napoleoniche subisce gravi danneggiamenti per via della sua posizione straordinariamente strategica. Oggi Castel Mani si presenta come un insieme di ruderi.


In posizione strategica sopra l’abitato di Glogo, è documentato dal 1207. Fu rocca vescovile e sede di guarnigione, con annesso dazio.  Controllava tutta l’area circostante, crocevia delle strade che univano le Giudicarie alla Val di Non e alla Val d’Adige. Feudo concesso agli Arco e poi ai Lodron, era una efficace fortezza, utile rifugio per i principi vescovi nei momenti di pericolo. Già in stato di degrado, subì in periodo napoleonico ulteriori danni, e le sue mura furono poi utilizzate per le costruzioni del villaggio di San Lorenzo. Oggi rimangono solo alcuni resti delle cinte difensive.

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