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San Lorenzo in Banale, ai piedi delle Dolomiti

Si chiamano Prato, Prusa, Glolo, Berghi, Pergnano, Senaso e Dolaso. Sono le sette ville che compongono, come in un puzzle, San Lorenzo in Banale, uno dei nostri Borghi più belli d’Italia.

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Disteso faccia al sole, sorvegliato alle spalle dalle Dolomiti di Brenta, è la porta che conduce, attraverso la selvaggia val d’Ambiez, al Parco Naturale Adamello Brenta.

Per visitarlo non bastano quattro passi, devi farne almeno sette, uno per ogni villa.

Baciato dal sole tutto l'anno

Partiamo da Prato. Qui trovi la Casa del Parco C’era una volta, che raccoglie tutta la storia contadina di queste terre. Poco oltre il teatro comunale, ricavato da un’antica chiesa sconsacrata. Più avanti ecco Prusa con Casa Mazoleti, arricchita da un loggiato ad archi e da una meridiana perfettamente conservata. Procedendo in senso antiorario, arrivi a Glolo, un tempo ancella di Castel Mani, antico maniero distrutto durante le invasioni napoleoniche, di cui oggi rimane solo un lembo.

Percorrendo la vecchia strada selciata di Cavada, segnata dai solchi paralleli lasciati dal passaggio delle slitte, arrivi a Berghi. La sua chiesetta è dedicata a Santa Apollonia. A fianco si ergono la splendida dimora rurale Casa Martinoni, Imponente nelle sue dimensioni, e Casa Moscati, sapientemente ristrutturata.

Un altro passo ed eccoti a Pergnano. La sua chiesa, dedicata ai santi Rocco e Sebastiano, contiene affreschi dei Baschenis, tra cui spiccano l’Ultima Cena e la struggente Confessione.

Più avanti c’è la bellissima Senaso. È qui che, nell’affumicatoio ricavato nel vecchio caseificio turnario, resiste al tempo la tradizione dell’affumicatura artigianale della ciuìga, il salame con le rape dalle umili origini. Più avanti, affiancate l’una all’altra, la chiesetta di San Matteo, dal delizioso sagrato, e Casa dei Sartorei dal maestoso portale d’accesso.

L’ultimo passo ti porta a Dolaso. La piazzetta della sua chiesa, la più vecchia del borgo dedicata a Sant’Antonio Abate, è un belvedere su un orizzonte che arriva fino alle tre Cime del Bondone.

A ben guardare di sorelle ne mancherebbero due: Moline e Deggia, separate dalle altre dai dossi di Beo e Mani. Un tempo qui c’erano la scuola, le osterie, la posta, segherie e mulini, officine da fabbro e anche una fabbrica di broche, i chiodi che rendevano più sicure le suole delle scarpe. Oggi vi passano i camminatori che percorrono il sentiero San Vili o il sentiero Frassati. A Deggia puoi fermarti a visitare il santuario della Beata Vergine del Caravaggio, edificato alla fine dell’Ottocento con le rimesse degli emigrati. Un luogo che fa bene all’anima.

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