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Dorsino, il paese degli orsi

Dorsino è davvero un piccolo paese, un luogo tranquillo a pochi chilometri dalle Terme di Comano. Sarà per questo che una volta era tanto amato dagli orsi?

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Nomen Omen. Per Dorsino, gli antichi romani avevano ragione. Nel nome ha scritto il suo destino! Fin dall’Ottocento i libri parrocchiali parlano di Orsino, lo stesso nome che si ritrova nel 1774 sull’Atlas Tyrolensis. Deriva dal latino Ursius e indica un paese segnato dalla presenza dell’orso bruno del Brenta che, da queste parti, è da sempre il re. La “D” è stata aggiunta nei secoli, passando prima per D’Orsino e poi per Dorsino.

Acquattato su un terrazzo morenico creato nei millenni dalle acque del fiume Sarca, Dorsino ti abbraccia al tuo arrivo con la sua ampia piazza. È da qui che puoi iniziare, come dicono da queste parti, do pasi sota i ponti. Due passi sotto i ponti per ammirarne la sua impronta rurale.

Le antiche case contadine le riconosci per la loro architettura tipica: un’arcata d’ingresso, una struttura in pietra e in legno nei piani superiori, con balconi e depositi per l’essiccazione e la conservazione di foraggio e semenze. E il caratteristico pont de l’era, la rampa carrabile che conduce all’aia rurale, l’era.

Da sempre questi ponti portano il nome delle famiglie della casa. Qui a Dorsino, in due passi, puoi passare sotto ben quattro ponti. Partendo dalla chiesa, incontri i ponti dei Sabatini, dei Miri, dei Batài e dei Doreghini. Sui tuoi passi anche le panchine parlanti.

Raccontano storie e tradizioni del paese. C’è anche quella delle donne di Dorsino, che ogni mattina si ritrovano lì a far filò, a chiacchierare. Da loro puoi farti raccontare la lunga storia della vecchia Chiesa di San Giorgio, l’edificio più antico del paese. Risale al Duecento, in pura e nuda pietra, ha una sola navata. Varcato l’ingresso, arrivi al presbiterio, e qui ti basta alzare gli occhi. Le volte sono coperte da coloratissimi affreschi di Cristoforo Baschenis, tra i quali puoi riconoscere San Martino intento a tagliare il mantello e San Giorgio che uccide il drago.

Quello stesso San Giorgio che, si dice da queste parti, strinse un patto con i ragazzini del paese. Durante le partite a pallone in piazza, ci pensava lui a fermare il pallone che rotolava giù dalle pendenze intorno alla piazza.

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